E’ sempre difficile, ancora carichi di adrenalina, spiegare a parole le sensazioni di benessere che si provano in un circolo di lettori, fra lettori, dunque, di uno stesso libro.
Ieri è stata una serata bella, fortemente bella.
Abbiamo discusso di un tema scomodo come la morte e siamo riusciti a farlo in modo leggero, delicato ed anche condito di curiosità e aneddoti (le stoviglie del consòlo chi se le dimentica più!). Abbiamo confrontato i punti di vista e calcato la voce sull’uso superbo di aggettivi, parentesi tonde (“egoismo biforcuto”, “felicità tascabile”, “malinconia appiccicosa”) e sui magistrali giochi di parole (ricordate le tre emme di Mattia, morte e malattia, che sembrano tracce sospese in un abbraccio?). E con Carla Settembre si è provato ad allargare lo sguardo alle altre culture, vicine e lontane.
Poi, sullo sfondo, ma in posizione strategica, abbiamo ammirato Nica, la nostra pittrice che ha dipinto per noi, il suo senso di bios, eros e tanatos.
Ma non posso omettere la nostra tavola imbandita – sacro e profano indissolubilmente legati – il pan brioche e la focaccia meravigliosa di Donna Rosa, il the di al cioccolato e finger-mela di Amalia, il pane e l’olio appena molito di Lucia, le fave salate di Anna, i muffin ai semi di papavero e zucca di Mariella, il vino novello di Gaetano.
Grazie amici belli.